Testimonianze
Suor Consolata - 18 ottobre 2005
La missione in Madagascar, e particolarmente a Mahajanga, è stata per me la realizzazione di un progetto che fin dall’età di 8 anni portavo in cuore ed è cresciuto, man mano che gli anni sono passati. Quando ho saputo che potevo partire ho esultato di gioia poiché l’ora di Dio era arrivata.
Come ho vissuto in questi anni?
Innanzittutto ho cercato di ASCOLTARE la gente per immergermi in una cultura, lingua, tradizioni profondamente diverse dall’Occidente.
In secondo luogo mi sono lasciata coinvolgere dalla missione scelta dalle Figlie di Maria Ausiliatrice e Salesiani, ossia l’educazione dei giovani, in particolare i più poveri, secondo lo spirito di Don Bosco e Madre Mazzarello. E’ li’ che ho giocato la vita a tempo pieno. Giorno dopo
giorno ho capito che non sono i missionari che hanno il carisma dell’Evangelizzazione, ma i poveri, i più piccoli, gli esclusi. Con qualche ragazza/o del Centro di Formazione Professionale (dove ho lavorato a tempo pieno), il sabato pomeriggio andavamo a portare la comunione. Il Parroco salesiano della vicina parrocchia ci aveva segnalato delle persone anziane e una giovane handicappata che non potendo recarsi alla parrocchia avevano espresso il desiderio di ricevere Gesù. E’ stato un « tempo forte » poiché ho avuto modo, e gli stessi giovani lo hanno sottolineato, d’incontrare la gente in situazioni diverse. Anziani che abitano in capanne mal costruite, e in luoghi malsani, senza familiari per dar loro una mano. Giovani handicappati dalla nascita, capaci di sorridere alla vita, nonostante tutto.
Credo che queste poche righe danno un’idea della missione che siamo chiamate a vivere ovunque poiché l’importante è fiorire là dove il Signore ci invia.
Sr.Consolata
